Sei interessato alla storia Partenone, l’edificio simbolo dell’Acropoli di Atene? Vuoi scoprire quali sono stati gli avvenimenti che ne hanno accompagnato l’evoluzione? Chi commissionò il suo progetto?
In questo articolo troverai una breve storia con gli eventi salienti che hanno interessato l’edificio e quella più approfondita, con cenni storici relativi all’architettura che caratterizza il Partenone e i monumenti più importanti della rocca Sacra di Atene.
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Indice dei contenuti
Il Partenone: la storia
Il sito

L’edificio più famoso della classicità, il grande tempio di Atena Parthenos, occupa una posizione privilegiata all’inteno del complesso dell’Acropoli di Atene.
Nel VI Secolo a.c, sotto il tiranno Pisistrato quest’area venne scelta per la celebrazione delle Panatenee, le feste dedicate alla dea Atena, e si iniziò a conferire agli edifici presenti un carattere monumentale, di questi monumenti non rimane più traccia, furono infatti distrutti durante le guerre contro i persiani,nel 480 a.c.
Quando, nel 447 a.C., i cantieri del Partenone entrano in una fase di grande attività, l’area è ben lungi dall’essere sgombra, e numerose costruzioni preesistenti imponevano i propri limiti, tra cui un tempio denominato Hekatompedosnaos, che sorgeva esattamente in corrispondenza dell’area in cui sorgerà il futuro Partenone.

Dopo l’occupazione della rocca da Parte dei Persiani delle mura restava ben poco, e si procedette in tutta fretta alla loro ricostruzione, utilizzando anche molte colonne tolte ai sepolcri e pietre lavorate per altri usi, anche parti di trabeazione appartenenti al vecchio Partenone non vennero risparmiate.
Una volta ripristinata la cerchia delle mura si procedette alla sistemazione del terreno, con enormi lavori di colmata e livellamento che permisero di estendere verso sud la spianata dove doveva sorgere un nuovo tempio.
Venne eretto un nuovo muro, su volere del leader del partito conservatore allora al potere Cimone e su progetto dell’architetto Callicrate, per difendere il santuario e per contenere le nuove terrazze.
Nel 461 a. C. Cimone venne esiliato e il suo architetto di fiducia Callicrate cadde in rovina.
Pericle divenne nel giro di un solo anno non solo capo del partito democratico avversario e stratego della città di Atene.
Il programma urbanistico di Pericle e la nascita del Partenone

Il completamento della ricostruzione dell’Acropoli, che puoi ammirare ancora oggi, si deve proprio al volere di Pericle, il politico ateniese che nel V Secolo avviò un importante programma edilizio per celebrare la grandezza della città e che ha il suo culmine proprio con la costruzione del Partenone.
Quando l’architetto Ictino e lo scultore Fidia, incaricati di eseguire l’ordinazione di stato, presero in mano il cantiere, era già stato collocato un possente basamento in calcare del Pireo, parzialmente ricoperto e sotterrato dagli sterri di Cimone e dovevano fare i conti con la costruzione preesistente per creare un edificio più grandioso.
Il tempio esistente, rispondeva alle strutture tradizionali: aveva sei colonne in facciata e sedici ai lati, e presentava una cella a due camere. La grande sala divisa in tre navate da due file di dieci colonne, mentre la seconda sala di forma quadrata, era dotata di quattro colonne ( come lo sarà la sala posteriore del Partenone).

Fidia e Ictino, che esigevano di maggiore spazio per collocare la sua statua crisoelefantina della dea atena, progettarono di ampliare sia lo spazio interno che il volume esterno, e lo fecero mantenendo le proporzioni del tempio esistente ( di cui sopravvivevano il crepidoma e certi elementi del colonnato) ma allungandolo a nord e a ovest.
Il diametro delle colonne esistenti, imponeva, per fa si che le proporzioni dei canoni classici fossero rispettate, di mantenere un certo interasse tra le colonne, e così, non potendo ingrandirle, venne aumentato il loro numero da 6 a 8 in facciata e da 16 a 17 sui lati lunghi.
I corridoi interni vennero invece ridotti, per permettere di ingrandire la cella che raggiungeva adesso una lunghezza di 19 metri.
In conclusione il tempio passa da una dimensione di 69,5 x 23,5 a 69,5 x 30,88 metri.
Fissati così i contorni e i volumi esterni, fu facile per Ictino organizzare liberamente gli spazi interni in conformità alle esigenze dello scultore Fidia.
Il Partenone sotto l’impero romano

Il Partenone sopravvisse intatto nella sua struttura per un migliaio di anni, pur subendo alcuni adattamenti interni. Era sicuramente ancora in piedi nel IV secolo, ma la grandiosità dell’edificio non rispecchiava più quella della sua città, Atene a quel tempo era stata ridotta in una città provinciale dell’Impero romano,
La città seguì da allora le sorti dell’Impero romano, passando nel 395 all’Impero romano d’Oriente.
Il Partenone sotto l’impero bizantino
Nel IX Secolo, durante il dominio bizantino dell’imperatore Teodosio II, venne promulgato un editto che ordinava la chiusura di tutti templi pagani dell’impero romano, compreso il Partenone, che venne trasformato in una chiesa (questo comportò, oltre alla costruzione di un abside, una serie dei danni al fregio del Partenone, adattato nei punti in cui le forme pagane mal si armonizzavano con quelle cristiane).ù
Il Partenone sotto l’impero ottomano

Nel 1458, la città di atene venne conquistata dall’impero ottomano e l’edificio venne trasformato in moschea, senza che vi furono apportati mutamenti sostanziali sotto l’occupazione musulmana.
Nel 1687, durante l’assedio dei Veneziani contro gli ottomani nella guerra di Morea, una bomba incendiaria raggiunse l’interno del Partenone, utilizzato come deposito delle munizioni dai turchi, che confidavano con errore nel fatto che, data l’importanza del monumento le flotte nemiche non lo avrebbero attaccato.
Il tempio ne fu gravemente danneggiato, in particolare nella parte centrale: il tetto di marmo crollò interamente, trascinando con sé parte delle pareti della cella, 14 colonne, e facendo andare in pezzi i fregi e le metope.
Un ulteriore danno fu il furto di numerose sculture ad opera del generale veneziano Francesco Morosini, che ricevette ordini dal senato Veneziano affinché le trasportasse a Venezia. Le statue erano però molto grandi e la sua attrezzatura non era adatta al loro trasporto, al punto che nel tentativo di rimuovere dal frontone occidentale Poseidone e i cavalli del carro di Atena, questi precipitarono giù dall’Acropoli per quaranta metri e andarono in frantumi.
Tra le più celebri porzioni dell’apparato decorativo del Partenone prelevato dai veneziani vi è la cosiddetta “testa Weber-Laborde”, una testa femminile oggi al Louvre (nell’Ottocento finì nella collezione del mercante tedesco David Weber, e da questi poi venduta al conte Léon di Laborde, e infine acquistata dal Louvre nel 1928).Alcuni frammenti di minore importanza tra quelli asportati furono reimpiegati in parte come materiale da costruzione, e in parte finirono in collezioni private, e da queste successivamente anche in alcuni musei (tre frammenti sono presenti anche ai Musei Vaticani).
Terminato l’assedio veneziano, gli ottomani continuarono a utilizzare il Partenone come moschea, i segni dei bombardamenti con le palle di cannone sono visibili ancora oggi, in quanto gli ottomani contiuarono a usarlo come moschea ma senza restaurarlo.
Il furto dei marmi

Nel 1798, il conte di Elgin, Thomas Bruce, conte di Elgin, venne nominato “Ambasciatore Straordinario e Ministro Plenipotenziario di Sua Maestà Britannica alla Sublime Porta di Selim III, sultano dell’Impero Ottomano”.
Prima della sua partenza per la Grecia aveva contattato almeno tre funzionari del governo britannico chiedendo se fossero interessati a inviare degli scultori per eseguire calchi e disegni delle sculture del Partenone.
La risposta del governo fu del tutto negativa, tuttavia il conte decise di contattare a sue spese gli artisti sotto la supervisione del pittore napoletano Giovanni Battista Lusieri.
Bruce giunse così ad Atene, ma nonostante fosse arrivato con la sola venuto solamente con lo scopo di studiare le sculture, nel 1801 Lord Elgin iniziò a rimuovere le decorazioni dal Partenone e dalle strutture circostanti sempre sotto la supervisione di Lusieri.
Elgin desiderava che i marmi fossero collocati al British Museum, e li vendette al governo britannico, che li acquistò a basso prezzo, benché altri possibili acquirenti, tra cui Napoleone, avessero offerto molto di più.
Il Partenone durante la guerra d’indipendenza greca
Durante la guerra d’indipendenza greca contro l’impero Ottomano, tra il 1821 ed il 1829, l’Acropoli subì ulteriori danni.
L’Eretteo venne utilizzato come deposito munizioni dagli Ottomani durante la guerra d’indipendenza greca (1821-1833), che pose fine al lungo dominio ottomano su Atene.
L’Acropoli fu assediata due volte, prima dai Greci e poi dagli Ottomani. Durante il primo assedio i Greci offrirono dei proiettili agli assediati per evitare che questi fondessero le sculture in bronzo dell’Acropoli per creare pallottole
A seguito della vittoria definitiva dei greci l’area divenne zona archeologica e nel 1832 il Regno di Grecia intraprese i lavori di restauro dell’Acropoli, a sovrintendere i lavori furono i due studiosi tedeschi Ludwig Ross e Eduard Shaubert. La filosofia dell’intervento fu quella di riportare alla luce il monumento così come era stato concepito nella grecia classica, demolendo tutti gli edifici medievali e ottomani costruiti nei secoli successivi.
Dal 1987 il complesso fa parte dei patrimoni UNESCO.
Nel 2009 venne inaugurato il Museo dell’Acropoli, che conserva tutti i reperti archeologici e gli apparati scultorei rinvenuti durante i restauri.

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L’architettura del Partenone

Il progetto architettonico del Partenone si deve in gran parte all’architetto Ictino, affiancato in misura secondaria da un secondo architetto più anziano, chiamato Callicrate, e sotto la supervisione di Fidia.
L’analisi del monumento ha dimostrato l’esistenza di precisi calcoli matematici alla base della sua realizzazione, frutto di un compromesso tra la volontà di realizzare un edificio totalmente nuovo e la necessità di utilizzare elementi della precedente fabbrica. Allo stretto tempio della tradizione, con sei colonne in facciata, Ictino sostituisce un edificio ottastilo, una novità rispetto ai canoni tradizionali del dorico. Questo espediente produce l’ampliamento dello spazio a disposizione per la cella, larga a questo punto quasi 19 metri invece di 12.
L’edificio presenta due sale interne, quella di dimensioni maggiori custodiva al suo interno la colossale statua crisoelefantina ( in oro e avorio) di Atena Parthenos realizzata da Fidia.
La cella era concepita come uno spazio sgombro e totalmente autonomo rispetto alla struttura esterna dell’edificio. L’effetto viene ottenuto con la soluzione, brillante e semplicissima, di due file parallele di colonne doriche sui lati lunghi della cella collegate sul lato breve opposto all’ingresso: il colonnato a U a due ordini, incornicia la statua lo e sostiene il soffitto a cassettoni, annullando la percezione della trave maestra.
Tradizione e innovazione si fondono anche nelle altre parti dell’edificio: nelle proporzioni delle colonne del peristilio (il portico colonnato che circonda il perimetro dell’edificio), potenti ma slanciate, come nella seconda fila di sei colonne doriche su ognuno dei lati brevi, ancora più sottili.

Sul lato opposto a quello della cella, inoltre, un’ampia apertura conduce dall’opistodomo (lo spazio retrostante la cella) a una camera quadrata: sono quattro colonne ioniche (la scelta di questo stile viene adottata per rispondere allo slancio delle proporzioni) a sorreggere qui la copertura, raggiungendo l’altezza dei soffitti grazie alle slanciate proporzioni.
Dal punto di vista architettonico, colpisce nell’edificio la perfezione dell’effetto d’insieme, ottenuto con la messa in atto di correzioni ottiche, tipiche dell’architettura templare dorica, cui si sommano anche minime correzioni eseguite qui singoli elementi.
La cura nell’esecuzione dei minimi particolari è completata dalla decorazione pittorica e scultorea. Sulla struttura in marmo pentelico, l’uso della policromia, con toni di azzurro, rosso, oro, segnava alcuni elementi come le modanature e i cassettoni, sottolineando i volumi dell’edificio.
L’apparato scultoreo del Partenone

La decorazione scultorea dell’edificio comprende le metope del fregio dorico, i frontoni con figure colossali e il fregio lungo 160 metri e alto un metro circa, che avvolgeva la cella per tutto il perimetro. Migliaia di figure, ad alto e bassorilievo e a tuttotondo, sono probabilmente eseguite da diverse squadre di scultori nel quindicennio in cui si lavora alla fabbrica del tempio; esse registrano le svolte, le scoperte e le rivoluzioni formali che la scultura partenonica realizza in questo seppur breve periodo. Le direttive imposte da Fidia, illustrate probabilmente da bozzetti in scala ridotta e modelli delle singole parti a grandezza naturale, vengono recepite dalle botteghe che partecipano alla fabbrica.
Le iniziali discrepanze stilistiche si amalgamano presto, e le mani dei diversi scultori si uniformano alle esigenze formali espresse dal sovrintendente ai lavori.
Anche una volta terminati i lavori sull’acropoli, l’impronta lasciata da Fidia nelle diverse botteghe sarà cosi potente da influenzare tutta la futura produzione attica. Inoltre la fabbrica del Partenone, nuova scuola di stile, materializzano un nuovo mondo etico e religioso, caratterizzato dal rinnovamento dei culti: le nuove forme sono per un nuovo mondo divino, quello dell’Atene di Pericle e del partito progressista, di cui Fidia rappresenta la voce.
Il fregio dorico, probabilmente il primo settore della decorazione a essere realizzato, è decorato con 42 metope raffiguranti soggetti diversi: a est la Gigantomachia, a ovest l’Amazzonomachia (rispettivamente la lotta contro i giganti e contro le amazzoni), a nord la cosiddetta “Ilioupersis“, la distruzione di Troia, e a sud la Centauromachia. Ognuno di questi soggetti guerreschi tratti dal mito o dall’epos nasconde allusioni allegoriche più o meno strettamente connesse alla vicenda della città: nella lotta contro le Amazzoni, per prima sul lato occidentale visibile dall’accesso dell’acropoli, gli Ateniesi riconoscevano gli scontri con i Persiani, mentre la mischia con i Centauri, già rappresentata in altri monumenti come il frontone del tempio di Zeus a Olimpia, simboleggia più genericamente la lotta tra bestialità razionalità.

Il ripetuto tema dello scontro tra due figure viene risolto con soluzioni diverse che illustrano gli sforzi nella ricerca di schemi compositivi più o meno efficaci figure che si concentrano e si schiacciano all’interno di un triangolo che occupa la parte centrale dello spazio a disposizione, o che, viceversa, disegnando ampie curve, si allontanano dal centro in composizioni più aperte. Le figure, scolpite in marmo pentelico, dovevano essere certamente arricchite da elementi in bronzo dorato; tracce di colore indicano che erano anche policrome, con parti in rosso e blu e particolari in verde, rosso e dorature.
L’apparato decorativo dell’edificio era completato da un elemento nuovo nel contesto dell’architettura di ordine dorico: il fregio interno, che come un nastro avvolgeva completamente la cella. Vi è raffigurato, a partire dall’angolo sud-ovest, il tema realistico della processione delle Panatenee, le feste e i giochi in onore di Atena che venivano celebrati ogni quattro anni per nove giorni a partire dal 28 luglio, giorno della presunta nascita della dea. Nel corso di questa festa il corteo dei cittadini ateniesi attraversava la città affrontando poi la salita all’acropoli per celebrare nel suo tempio Atena, protettrice della polis.
A rilievo bassissimo è riprodotto il corteo dell’operosa e orgogliosa società ateniese: irrequieti cavalli e giovani cavalieri si inseguono in gruppi concitati a partire dall’angolo sud-ovest, procedendo verso nord e verso est e raggiungendo i carri preceduti dai musici e dai portatori delle offerte, che conducono gli animali al sacrificio.
La vitalità e l’impetuosità dei giovani cavalieri si stempera lentamente sino al lato orientale, dove il ritmo è scandito dalle pieghe verticali delle vesti delle fanciulle ateniesi che offrono il peplo sacro alla dea Atena. Assistono alla scena gli eroi di Atene, responsabili e garanti della grandezza della città, e gli dei dell’Olimpo, ormai completamente umanizzati, sono distinti dai mortali solo per il fatto, che, seduti, vengono raggiunti in altezza solo dalle figure umane in piedi.
I due frontoni probabilmente eseguiti tra il 440 e il 432 2.C., rappresentano il punto di arrivo della decorazione del tempio:sul frontone orientale la nascita di Atena, su quello occidentale la gara tra Atena e Poseidone per il possesso dell’Attica. Entrambi sono composti secondo il medesimo principio, con la rap- presentazione nella zona centrale di un evento chiave, la cui tensione si dilegua procedendo verso gli angoli.
I due frontoni ospitano figure a tuttotondo, isolate o raggruppate in libere composizioni, in movimento o in riposo. Dioniso coricato sul suo mantello guarda il sorgere del sole, Afrodite si abbandona in grembo a Dione, accucciata; Iride si lancia a fermare il cavallo di Poseidone.
Domande frequenti
Il Partenone è collocato sulla rocca dell’Acropoli di Atene, in Grecia.
La costruzione del Partenone si colloca tra il 447 e il 432 a.C., si tratta di un complesso esemplare del periodo classico. Il progetto di un grande tempio che cancelli il ricordo dell’ invasione persiana e celebri Atena, protettrice della città.
Conclusioni
E siamo giunti alla conclusione di questo viaggio attraverso la storia e l’architettura del Partenone, un capolavoro senza tempo che riflette l’eccellenza artistica e culturale dell’antica Atene. Dalle origini del tempio come simbolo della devozione verso Atena, alla sua costruzione sotto la guida di Pericle, fino ai cambiamenti e alle trasformazioni avvenute nel corso dei secoli, abbiamo visto come il Partenone sia passato attraverso molteplici epoche e culture, conservando il suo fascino e il suo valore simbolico.
Abbiamo esplorato l’ingegno architettonico di Ictino e Fidia, il complesso apparato scultoreo con le metope, i frontoni e il fregio che celebrano la storia e la mitologia della Grecia. Ogni dettaglio dell’edificio, dalle proporzioni perfette alle correzioni ottiche, testimonia la straordinaria abilità degli artisti che hanno lavorato per realizzare un’opera unica al mondo. Oggi il Partenone continua a essere una fonte d’ispirazione e un simbolo di grandezza e resilienza per il mondo moderno.
Se hai domande o desideri approfondire qualche aspetto della visita al Partenone, sono qui per aiutarti. Spero che questo articolo ti sia stato utile per scoprire la bellezza di questo straordinario monumento e per comprendere il suo ruolo unico nella storia della civiltà occidentale.




