Sei pronto a scoprire il Museo dell’Acropoli di Atene e vuoi sapere di più sulle opere che custodisce, sugli orari di apertura e su come organizzare al meglio la tua visita?
Il Museo dell’Acropoli di Atene è uno dei più celebri musei archeologici e di arte al mondo, con una superficie di 25.000 mq e una collezione che copre oltre 1.500 anni.
In questo articolo troverai tutte le informazioni di cui hai bisogno per immergerti nella storia del museo, conoscere le sue incredibili collezioni e pianificare la tua visita nel dettaglio.
Dalla sua architettura moderna alle antiche sculture che raccontano la gloria di Atene, esploriamo insieme ogni aspetto di questa tappa imperdibile.
Attenzione visitatore! L’Acropoli è una meta imperdibile, ma anche affollata in ogni stagione. Per evitare le lunghe file in biglietteria, acquista il biglietto online e accedi direttamente al sito. Clicca qui sotto per prenotare il tuo ingresso!

Biglietti per Acropoli di Atene + Museo dell’Acropoli
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Puoi annullare gratis fino al giorno precedente alla visita.
Indice dei contenuti
Storia del Museo dell’Acropoli

ID 93415249 @ Saiko3p | Dreamstime.com
Il Museo dell’Acropoli di Atene conserva le sculture, i bassorilievi e i reperti ritrovati sul sito e nei suoi dintorni, e sostituisce il museo più antico, eretto nel 1874, che era situato accanto al Partenone. Gli scavi che si sono susseguiti nel corso degli anni hanno portato alla luce numerosi nuovi reperti e il vecchio museo aveva ormai dimensioni troppo ridotte per poter ospitare tutta la collezione.
Nel 1976 il Ministero della Cultura decise così di far costruire un nuovo museo, costruito nell’arco di 33 anni a partire dalla sua progettazione, ad opera dell’architetto svizzero Bernard Tschumi e del greco Michalis Photiadis.
Costruire un nuovo edificio nell’area dell’ acropoli, precisamente alla sua base, sul lato sud est della collina, comportò già dall’inizio delle difficoltà logistiche, trovandosi in un’area il cui sottosuolo conserva numerosi reperti. Durante gli scavi per eseguirne le fondazioni vennero infatti scoperti dei resti di epoca cristiana, e il museo dovette essere adattato per conservarli e renderli visibili.
Dopo lo studio delle varianti al progetto iniziale, nel 2007 iniziarono i lavori veri e propri, che si conclusero nel 2009 con l’inaugurazione del Museo.
Il museo è imponente, con una superficie di circa 25.000 mq, per più della metà occupata dall’esposizione dei reperti, è grande dieci volte il vecchio museo.
Architettura del Museo dell’Acropoli di Atene

ID 49310739 @ Milan Gonda | Dreamstime.com
Il museo è un esempio dell’architettura decostruttivista, di cui Tschumi è esponente, costituito da semplici volumi stereometrici in cemento a vista, acciaio e vetro articolati su tre livelli. L’edificio, facendo eco all’architettura classica ma in una chiave contemporanea, si fonda su cento colonne in calcestruzzo senza interferire con il sottostante sito archeologico.
Nel progetto i due architetti, hanno dato grande valenza al tema della luce, che grazie alle grandi pareti in vetro cade in modo naturale sulle sale espositive, così che i visitatori possano ammirare i reperti, oltre 4.000, come se li stessero osservando all’aria aperta e permettono loro un costante contatto visivo con il sito dell’Acropoli, distante 200 metri dal Museo.
Il vetro è stato impiegato anche per la realizzazione della rampa di ingresso, che oltre a richiamare il tema della “salita” verso la Rocca Sacra, fa sì che i visitatori possano osservare gli scavi sottostanti.

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Opere presenti all’interno del Museo
Primo piano

ID 93417594 @ Saiko3p | Dreamstime.com
Il primo piano del museo ospita i ritrovamenti più antichi, risalenti al periodo arcaico antecedente la costruzione del Partenone.
Molti di questi reperti furono ritrovati all’interno della cosiddetta “colmata persiana“, una grande fossa in cui gli Ateniesi seppellirono e bruciarono i detriti ormai irrecuperabili della guerra contro i Persiani, che nel 480 a.C. devastarono l’Acropoli.
Tra le opere degne di nota ti consiglio di soffermati davanti al frontone detto “dei Barbablù”, risalente al 570 a. C., l’altorilievo era collocato sul frontone del tempio denominato “Hekatonpedon“, sostituito poi dal Partenone.
La scena raffigurata all’interno del timpano, giunta sino a noi in modo frammentario, reca al centro delle sculture di tori e leonesse, mentre sulla sinistra lo scontro tra Ercole e il Tritone, creatura metà uomo – metà serpente figlio del re del mare Poseidone. Sulla destra invece è rappresentato un demone a tre teste, ciascuna con una lunga barba, che al tempo del ritrovamento conservava ancora sulla superficie in calcare tracce di colore blu. Le tre figure, sono intrecciate, tramite le loro code di serpente, e rappresentano tre elementi naturali, l’acqua, il fuoco e l’aria. Osservandoli da vicino noterai che uno tiene in mano un onda, il secondo una fiamma e il terzo un uccello.
All’interno della sala un’altra opera catturerà sicuramente la tua attenzione, è ciò che rimane della decorazione del frontone del tempio di Athena Poliàs. Il gruppo scultoreo, in marmo di Paros raffigura una scena della della Gigantomachia. La battaglia degli dei dell’olimpo contro i Giganti, metafora delle vittorie dei greci sui nemici.
Al centro della scena la dea Athena attacca il gigante Engelados (di cui è stato ritrovato solo un frammento del piede), accanto al gigante ve n’è un altro ferito caduto a terra. La dea, munita di elmo, indossa un mantello (himation) e un chitone (una tunica di stoffa impiegata comunemente nell’antica grecia), il suo scudo è ornato con serpenti scolpiti e bilance.
Così come per il frontone dei barbablù, anche questo frontone era completamente dipinto con colori sgargianti, si sono infatti conservate delle tracce di colore rosso e verde sul gigante e su Athena.

ID 73654437 @ Chatsimo | Dreamstime.com
Prosegui la visita e soffermati sulla statua equestre denominata Cavalier Rampin, questa scultura è l’unica del suo genere appartenente all’epoca arcaica giunta fino ai giorni nostri. Raffigura un giovane a cavallo, probabilmente il vincitore di una competizione equestre, dato che indossa sul capo una corona di sedano, che veniva data usualmente ai vincitori delle competizioni. Quell’espressione ‘’felice’’ sul suo volto viene chiamata dagli studiosi “sorrirso arcaico” è tipica del periodo ed è il modo con cui usualmente gli artisti greci greci scolpivano la bocca dei loro soggetti.
Il nome della scultura, che non è quella originale ma un calco in gesso, deriva dal nome del diplomatico francese Francesco Rampin, che nel 1877 acquistò la statua, che attualmente è esposta al Louvre, con il calco del torso del cavaliere e il cavallo.
Continua a camminare fino a che non ti troverai davanti alla statua di un giovane con un vitello sulle spalle, è la scultura del ‘’Moscoforo’’. L’identità di questo giovane è svelata dall’iscrizione posta alla base dell’opera che cita “Rhombos, figlio di Palos ha dedicato”. Il giovane Rhombos si sta probabilmente recando al tempio di Athena per offrirle il vitello in sacrificio. La scultura ha le tipiche caratteristiche dello stile arcaico, il corpo del protagonista, con i muscoli ben torniti, è realizzato in modo semplice, la superficie liscia e levigata contrasta con l’attenzione decorativa che è stata data ai capelli. Gli occhi sono realizzati in pasta vitrea e l’espressione ha il caratteristico sorriso arcaico. Un’altra caratteristica dell’arte greca è la struttura del chiasmo, la formula compositiva che prevedeva la disposizione incrociata degli arti ( in questo caso utilizzando le braccia del giovane e le gambe del vitello) per armonizzare la composizione e farla apparire meno rigida.
Proseguendo la visita è avanzando idealmente nel tempo, dallo stilema arcaico ti avvicinerai verso lo stile severo. La scultura dell’Efebo di Crizio è un’ottimo esempio del passaggio tra questi due stili rappresentativi.
Questa statua in marmo, risale al 480 a.C. e rappresenta un ragazzo nudo, nell’atto di avanzare ( questo era un modo canonico di rappresentare i giovani uomini ( chiamati kouros), che richiamava l’azione attribuita alla figura maschile, mentre le ragazze ( kouroi) venivano rappresentate immobili e vestite.
La sua acconciatura, con i capelli corti e disposti attorno ad un anello, presumibilmente metallico, appoggiato all’altezza delle tempie, non è comune prima del 480 a.C. e fa propendere alla sua identificazione come divinità o eroe, piuttosto che come un atleta. Lo stile rappresentativo è molto più realistico rispetto a quello del Cavalier Rampin o del Moscoforo, e non vi è più il sorriso arcaico.

ID 267124123 @ Isidoros Andronos | Dreamstime.com
La differenza di rappresentazione degli uomini rispetto alle donne ti sembrerà subito evidente e confronti l’Efebo con la scultura denominata ‘’Kore con Peplo’’ , viene rappresentata in una posizione immobile con i piedi uniti e vestita con il peplo dorico, i capelli sono molto lavorati e raccolti in trecce La scelta dell’abbigliamento non è casuale, dato che ai tempi della realizzazione di questa scultura (540 – 530 a.C.), le donne indossavano in realtà il chitone, una veste in stoffa che veniva chiusa da una cucitura laterale, in modo da formare un drappeggio. Qui la volontà dell’artista non era quella di rendere in modo realistico il panneggio, ma evidenziare i volumi dei glutei e del seno della giovane.
Proseguendo e avvicinandoti all’area dedicata al tempio di Eretteo ti troverai di fronte alle statue delle cariatidi, le fanciulle che facevano da balaustra al tempio di Atena Nike.
Le cinque statue, risalenti al 430 a.C., sono quelle originali attribuite allo scultore Alcamene (manca però la sesta, conservata al British Museum), infatti quelle attualmente collocate all’esterno, nell’acropoli, sono delle fedeli copie. Ciascuna delle statue, indossa un peplo e ha i capelli raccolti in elaborate acconciature, i panneggi del peplo richiamano alle scanalature delle colonne mentre sulla testa portano dei cestini con funzione di capitello, la loro posizione non è statica ma accenna il movimento di un passo in avanti.
Le statue alate che facevano da balaustra al piccolo tempio di Atena Nike, ovvero Atena della vittoria, che trovi qui nel museo, sono state eseguite verso il 410 avanti Cristo. Il parapetto, che isolava il tempio dal dirupo dell’Acropoli, era lungo 41 metri e composto da numerose lastre, ognuna delle quali ritraeva una versione di Atena alata.
Le lastre non raccontavano una storia, ma descrivevano ognuna una scena indipendente. La Dea alata è ritratta mentre accompagna tori al sacrificio o mostra armi e trofei strappati ai nemici persiani seduta attorno a loro. Tra tutte queste scene la più singolare è quella in cui la Dea compie un’azione quotidiana: si allaccia un sandalo.
Noterai anche dei frammenti del fregio del piccolo tempio, che correva lungo tutti e quattro i lati. Consisteva in 14 sezioni ed era lungo quasi 26 metri. Molte parti sono andate perdute e quattro blocchi si trovano nel British Museum. Il fregio orientale rappresenta gli dei dell’Olimpo e gli altri tre lati scene di battaglie storiche, come quella di Maratona del 490 a.C.

ID 69303305 @ Michael Paschos | Dreamstime.com
L’ultima sala del primo piano espone le copie di epoca romana di statue classiche di filosofi e figure storiche, eseguite tra il 500 a.C. e il 400 d.C.
Tra queste, tra e più interessanti vi sono quelle che compongono il gruppo scultoreo “Procne che medita l’assassinio del figlio”.
L’opera raffigura un mito tragico della classicità. Procne era una donna sposata a Tereo, con cui aveva avuto un figlio, Itys. Tereo, però, invaghito della cognata Filomela, la violentò e le tagliò la lingua perché non potesse raccontare del tradimento alla sorella. La giovane nonostante ciò riuscì a rivelare a Procne l’accaduto cucendone le immagini su una stoffa.
Procne, in preda all’ira, per vendicarsi del marito uccise il figlio, lo fece a pezzi e lo diede in pasto a Tereo. Questi, scoperto il delitto, cercò di uccidere entrambe le sorelle, ma gli dei ebbero pietà di loro e trasformarono Procne in rondine e Filomela in usignolo, consentendo loro di fuggire.
La scultura, attribuita a Alcamene, raffigura il momento in cui Procne prende la decisione di porre fine alla vita del figlioletto, che inconsapevole della sua sorte, si stringe alla madre in cerca del suo affetto.
La raffigurazione di questo mito non è casuale ma rimanda a quella che era la situazione attuale della Grecia, travolta da una guerra fratricida, la famosa guerra del Peloponneso, che avrebbe portato Atene e tutto il paese alla rovina.
L’ultima opera che ti segnalo è il ritratto di Alessandro Magno, attribuito allo scultore Lisippo. Si tratta di una copia romana, prototipo di numerosi ritratti del grande condottiero. Inoltre è una delle prime sculture di arte ellenistica, in cui il soggetto non era più idealizzato, ma ritratto con realismo, con la volontà di renderne anche profondità psicologica.
Secondo piano
Il secondo piano del museo ospita la Sala di lettura del Museo, con vista sulle Cariatidi e sul frontone dell’Hekatompedon, offre ai visitatori la possibilità di sfogliare pubblicazioni dedicate all’Acropoli, alla Grecia antica e al Museo, e di utilizzare i propri mezzi elettronici grazie alla disponibilità di rete gratuita WiFi.
Sempre al secondo piano troverai uno spazio speciale in cui, con l’ausilio di filmati, opere originali, modelli e simulazioni degli utensili e dell’antica tecnologia greca,ti sarà possibile scoprire aspetti meno noti dei reperti della collezione permanente, relativi alle modalità e all’ambiente in cui sono stati creati. Inoltre, puoi ammirare da vicino il plastico dell’Acropoli realizzato in mattoncini LEGO.
Terzo piano

ID 45467726 @ Edwardgerges | Dreamstime.com
Il terzo piano del museo è dedicato interamente ai reperti provenienti dal Partenone, con cui i visitatori possono avere un contatto diretto, grazie alle grandi vetrate con vista sull’Acropoli.
Al centro, una grande struttura con le stesse dimensioni della cella del Partenone, ospita i bassorilievi del fregio, in corrispondenza delle posizioni originali, ma con il vantaggio di poter essere osservati molto più da vicino.
Il fregio con una lunghezza totale di 162 metri, celebra la città di Atene durante l’età di Pericle. Fu progettato e in parte eseguito da Fidia e dai suoi assistenti verso il 432 a. C.
E’ composto da 115 lastre alte circa un metro, su cui sono scolpite 378 figure tra uomini e divinità e oltre 200 animali, soprattutto cavalli che ne occupano la gran parte. Vi è raffigurata principalmente la processione delle Grandi Panatenee, la festa più importante dell’antica Atene.
Il corteo rappresentato parte da due differenti direzioni e si ricongiunge in corrispondenza di una delle lastre.
Ti sarà facile identificare numerosi giovani che trasportano vasi e offerte cerimoniali, animali, vino e frutta. Puoi vederli mentre trascinano buoi o suonano il flauto o l’arpa. La processione prevedeva di portare un peplo in dono alla dea Atena, ricamato in oro, come è rappresentato in una scena sul lato est del fregio. Accanto a questa scena vedrai anche le divinità dell’Olimpo, sedute, che aspettano i doni: riconoscerai Zeus seduto su un trono, con uno scettro in mano.
Le celebrazioni si svolgevano ogni 4 anni, ed erano un omaggio ad Atena, la protettrice della città. Nel corso delle festività si svolgevano i giochi panatenaici, con competizioni artistiche e sportive, comprese corse equestri, il che spiega il gran numero di cavalli e cavalieri ritratti nel fregio.
Di quelli che vedrai, solamente cinquanta metri del frontone sono originali, gli altri, che riconosci dalla colorazione bianca, sono copie degli ottanta metri conservati al British Museum e di altri frammenti esposti in diversi musei. Molti sfortunatamente sono stati danneggiati.
Attorno alla struttura corrispondente alla cella del Partenone, ve ne è un’altra sorretta da colonne, dove sono esposte le metope, ossia le lastre, decorate a bassorilievo che ornavano la trabeazione del tempio.
Le formelle sono in tutto 92 e raffigurano scene di battaglia della mitologia greca, che rappresentano la lotta del bene contro il male.
All’epoca della sua realizzazione Atene era appena uscita vittoriosa dalle guerre contro i Persiani, e gli episodi raccontati, alludono alle vittorie di Atene. Tra queste l’Amazzonomachia, la Centauromachia, la Gigantomachia e il sacco di Troia, città colpevole di aver dato rifugio a Paride durante la guerra di Troia.
All’interno della sala sono conservate anche le sculture che ornavano i frontoni del tempio, le scene rappresentate, giunte purtroppo in modo frammentario narrano episodi della mitologia attica: la nascita della Dea Atena dalla testa di suo padre Zeus, in presenza degli Dei olimpici, la lotta tra Atena e Poseidone per la rivendicazione della Grecia.
Orari di apertura del Museo
Gli orari del museo variano a seconda del periodo dell’anno, in particolare:
Periodo invernale (1 Νovembre – 31 Μarzo)
- Lunedi – Giovedi: 09:00 – 17:00 / ultimo ingresso alle ore: 16:30
- Venerdi: 09:00- 22:00 / ultimo ingresso alle ore: 21:30
- Sabato e Domenica: 09:00 – 20:00 / ultimo ingresso alle ore: 19:30
Periodo estivo (1 Αprile – 31 Ottobre)
- Lunedi: 09:00 – 17:00 / ultimo ingresso alle ore: 16:30
- Martedi – Domenica: 09:00 – 20:00 / ultimo ingresso alle ore: 19:30
- Venerdi: 09:00 – 22:00 / ultimo ingresso alle ore: 21:30
Domande frequenti
Il museo dell’acropoli conserva numerosi reperti, tra cui i resti originali delle sculture dei frontoni , del fregio e delle metope del partenone, dell’Eretteo, del tempio di Atena Nike e dei templi che un tempo sorgevano sulla rocca sacra dell’Acropoli di Atene.
Il museo ospita una vastissima collezione di opere rinvenute nel sito Unesco dell’Acropoli di Atene, tra queste potrai ammirare da vicino il frontone dei Barbablù, il Cavalier Rampin, la kore col Peplo, l’Efebo di Crizio, le statue delle cariatidi, le metope del Partenone di Fidia, il fregio del Partenone.
La visita dell’Acropoli di Atene può durare da un’ora e mezza a due ore.
Puoi trovare il sito ufficiale del museo al seguente link.
Conclusioni
Eccoci arrivati alla fine di questo approfondimento dedicato al Museo dell’Acropoli di Atene, uno dei luoghi più iconici e affascinanti per gli amanti della storia e dell’arte antica.
Abbiamo esplorato insieme la storia del museo, scoprendo come è nato per preservare e valorizzare i tesori dell’Acropoli, e ti ho accompagnato in un tour virtuale tra le sale che ospitano sculture, fregi e opere uniche nel loro genere, simboli della civiltà greca.
Hai ora tutte le informazioni utili per pianificare al meglio la tua visita: dagli orari di apertura e i dettagli sulle opere principali, fino alle particolarità architettoniche che rendono questo museo un vero capolavoro.
Se hai ancora domande o curiosità su cosa vedere o come organizzare la tua esperienza, non esitare a contattarmi: sarà un piacere aiutarti a rendere il tuo viaggio al Museo dell’Acropoli di Atene un ricordo indimenticabile!




